STORIE DALL'ETIOPIA
raccontate da Don Angelo Regazzo
o Abba Melaku, come lo chiamano in Etiopia

ADDIS ABEBA

Bosco Children Centre
PROGETTI DI VITA:
Presa a carico di persone in stato di emarginazione e povertà. Soggetti fragili individuati in famiglia e comunità, coinvolti nel laboratorio di produzione di ostie, a cui vengono offerti percorsi formativi professionali.

Ho preso tra gli “Ultimi”, come avrebbe fatto Don Bosco, tre nuovi ragazzi che
da sabato 19 dicembre, iniziano a fare ostie al posto dei tre giovani
che sono stati reintegrati nelle loro rispettive famiglie.

Don Angelo Regazzo

Tenaw Gobeze

Dall’abbandono, la solitudine e l’abuso, all’accoglienza che restituisce vita, dignità e futuro.

Ha 16 anni. Nella sua storia, come quella di quasi tutti i ragazzi di strada, c’è il tragico abbandono e la mancanza di Amore da parte dei genitori. Non sa quale sia realmente la sua famiglia. Appena nato è stato abbandonato dalla madre vicino a un cassonetto della spazzatura e trovato da una buona signora che lo raccolse e allevò come fosse suo figlio. Quando lui aveva due anni purtroppo quella signora morì. La figlia della signora e suo marito si presero cura del bimbo per 5 anni, ma il marito, alcolizzato,  lo maltrattava.

A 8 anni Tenaw si unì a un gruppo di ragazzi più grandicelli e insieme a loro fuggì di casa. Assieme a loro si mise a vendere dolci alla stazione dei bus. Una ragazza del gruppo che viaggiava spesso con sua madre ad Addis Abeba per vendere prodotti vari, convinse Tenaw ad andare ad Addis dove avrebbe guadagnato molto di più.

Nella capitale è caduto nelle mani di un gruppo mafioso che lo ha obbligo a rubare insieme a tanti altri ragazzi di strada.
Imparò a fumare e a sniffare colla. Fu arrestato dalla polizia assieme ad altri 5 compagni, mentre rubavano specchietti delle auto.  Fu consegnato all’Istituto Hope, (“Speranza”} dove almeno ricevette  un po’ di cibo, vestiti e un letto dove dormire e dove gli hanno insegnato a fare qualche piccolo mestiere.

Dopo tre mesi tutti i suoi compagni furono riaccompagnati a casa loro mentre lui non aveva ormai più nessuno al mondo e così fuggì di nuovo sulle strade.
A 14 anni una sera ha avuto la fortuna di incontrare la macchina di Bosco Children e un chierico Salesiano che parlava ai ragazzi di strada che gli disse che, se avesse voluto, al Bosco Children avrebbe potuto imparare a leggere e scrivere, imparare un mestiere e quindi essere integrato nella famiglia o nella Società, a condizione che si staccasse dalla colla e dalle cattive abitudine della strada.

Accettò e fu la sua salvezza.
Tenaw in un anno ha imparato a leggere e scrivere e ora frequenta il primo anno del Corso di Pelletteria alla scuola tecnica di Bosco Children. Ha visto ragazzi in gamba che dalla strada ora avevano un bel lavoro e si guadagnano da vivere. Si è proposto di imitarli.

Ora è un ragazzo sereno e ha capito che riuscire nella vita, se vuole, DIPENDE DA LUI.

Don Angelo ha visto in Tenaw “la stoffa” per introdurlo nel Progetto “Il senso del Pane”. Ormai è cristiano Ortodosso e gli ha spiegato bene il significato delle Ostie che diventeranno il Corpo di Cristo (Kedus Kurban, come viene chiamata l’Eucarestia) e volentieri  ha accettato la proposta di fare le Ostie uno o due giorni alla settimana.

Jenberu Muluken


Abbandonato, sopravvive alla vita di strada chiedendo l’elemosina, finché incontra Bosco Children dove va a scuola e lavora nel laboratorio di produzione di ostie

Ha 16 anni. E’ nato a Debrework, nella Regione del Gojam. È Cristiano Ortodosso. Appartiene a una famiglia di 7 persone: i genitori, due sorelle maggiori, due fratellini e lui. Ha perso la mamma quando era ancora piccolo. Suo padre, un “poveraccio” in tutti i sensi, senza la moglie, non si sentì di allevare tutti e cinque i figli da solo e decise di sbarazzarsene affidandoli a parenti e conoscenti vari.
Diede le due figlie a una loro zia che viveva in Debrework,  i tre figli li abbandonò presso conoscenti in tre città diverse della Regione, dicendo loro che la vita era difficile per tutti e che dovevano arrangiarsi (!). Poveri bambini!

Jenberu aveva appena 10 anni e ancora ricorda quel momento terribile della separazione dal padre che lo accompagnò ad Addis Abeba, dove arrivarono con l’autobus a sera tardi e una volta scesi il padre gli disse di aspettarlo in quel posto, dove sarebbe tornato di lì a poco a prenderlo... Non tornò mai più. Non rivide più né i fratelli e né le sorelle.
Dopo 5 anni rivide per caso il padre che gli chiese semplicemente “come stai” e sparì di nuovo. (Mio Dio, che razza di “padri” esistono in questo triste mondo!)

E così il povero ragazzo per 5 lunghi anni vagò per le strade di Addis, chiedendo elemosina, rubacchiando qua e là per sopravvivere, dormendo dove capitava. Finalmente nel 1919 incontrò uno dei tanti ragazzi di strada che era stato al Bosco Children per due anni e poi era ritornato di nuovo sulle strade perché amava la libertà. Questo ragazzo gli parlò bene di Bosco Children tanto che Jenberu volle incontrare il Fratello Salesiano che parlava ai ragazzi sulla strada e decise di aderire.

Fu la decisione giusta della sua vita! Da un anno e mezzo è uno dei ragazzi migliori e frequenta la Scuola Tecnica, anche lui nel reparto di Pelletteria. Dopo aver ascoltato le peripezie della sua giovane vita, don Angelo propose anche a lui di far parte del laboratorio di produzione di ostie. Fu contentissimo. Sia ringraziato il Signore.

 

Kasahun Abate

Fugge dalla povertà, vive sulla strada mendicando per sopravvivere, cade vittima della mafia, finché non viene accolto a Bosco Children dove studia e felice entra nel progetto “Il senso del Pane”

Ha 15 anni. Nato a Bichena nella Regione del Gojam. Proviene da una poverissima famiglia di 8 persone. Avevano un pezzettino di terra con cui il padre riusciva a sfamare le tante bocche ma ad un certo punto il Governo glielo prese e fino ad oggi Kasahun non sa per quale motivo. La vita divenne molto difficile quando la mamma morì e uno dei suoi fratelli più grandi perse la vista in un incidente.

A questo punto Kashun, a 14 anni, non vedendo un futuro davanti a sé decise di fuggire con un suo compagno nelle sue stesse condizioni. Una mattina montarono su un camion diretto verso Addis Abeba, senza che l’autista neppure sapesse di averli a bordo. Arrivati ad Addis, cominciò l’avventura della loro vita sulla strada, in tutti i suoi lati negativi. Tentarono anche di fare il lustrascarpe ma facevano la fame. Poi si divisero e Kasahun cominciò a mendicare per sopravvivere. Si unì a un gruppo di ragazzi di strada che provenivano dalla stessa Regione e presto caddero vittime di un gruppo mafioso che li obbligo a rubare e a commettere piccoli crimini in cambio di cibo, vestiti e soldi.

Finalmente una notte di due anni fa Kasahun incontrò il Salesiano e l’operatore sociale che venivano da Bosco Children; aderì alle loro proposte di cambiar vita e fu salvo.
Ormai sono quasi due anni che frequenta la scuola tecnica di Bosco Children. È uno dei migliori ragazzi, rispettoso e obbediente.
A causa della pandemia non ha potuto andare a casa a vedere i suoi, ma è in contatto telefonico e non vede l’ora di incontrarli di persona. Quando gli proposi di fare ostie ne rimase entusiasta. Ora lavora con grande impegno nel laboratorio.

Sogni Realizzati

Seguiamo il cammino di vita e di dignità dei primi 3 ragazzi che hanno lavorato al progetto “Il senso del Pane” che sono usciti dal laboratorio per essere reintegrati in famiglia e in comunità, e fare spazio a nuovi giovani.

Eyob Girma

16 anni, ex ragazzo di strada, ora studente-cuoco

Il quarto di 8 figli, Eyob faceva la quinta elementare quando morì il padre. Di famiglia poverissima, capì subito di non avere un futuro davanti a sé e a 12 anni decise di scappare di casa e si portò nella Capitale, Addis Abeba. Pensava di trovare subito un lavoro come garzone e invece per ben tre anni vagabondò per le strade, mendicando e rubando per campare.

Dormiva dovunque trovasse un posto al riparo, coprendosi con cartoni o pezzi di plastica... Addis è sull'Altipiano Acrocoro Etiopico, a 2600 metri di altitudine e la temperatura può scendere a 5 gradi di notte.

Patì il freddo e la fame per ben 3 anni, cioè fino a quando una sera incontrò la macchina dei Salesiani di Bosco Children e... fu salvo! Quando i Salesiani gli diedero la possibilità di scegliere tra il ramo accademico e il ramo tecnico, scelse quest'ultimo e in particolare scelse di fare il cuoco, sicuro che con quel mestiere NON avrebbe mai più patito la fame!

É di religione cristiano ortodossa e quando gli fu data la possibilità di imparare a fare le Ostie aderì con entusiasmo, anche perché capisce profondamente il significato dell'Eucarestia.

É particolarmente portato a fare il cameriere. Il suo sogno è quello di fare il Cuoco e di avere un giorno un suo proprio Ristorante, per cui frequenta la scuola di cucina e la scuola alberghiera

Purtroppo, a metà del suo secondo anno, per via dell'emergenza Corona Virus, mentre stava già frequentando da 3 mesi un ristorante dove faceva pratica come cameriere e cuoco - con soddisfazione del padrone del ristorante - ha dovuto interrompere e vivere il Lock Down, come tutti gli altri allievi di Bosco Children.

Habtamu Gashaw

Esce dal laboratorio ma i grandi conflitti esplosi nella sua regione lo separano drammaticamente dalla famiglia che non trova più. Tornato indietro, oggi lavora pensando di aiutare la madre poverissima che spera di ritrovare.

Habtamu ha completato con successo i suoi tre anni di scuola tecnica nel reparto Lavorazione Cuoio. Purtroppo NON ha potuto essere reintegrato nella propria famiglia a Wolkayit, vicino a Gondar e al confine col Tigray, la Regione che si è ribellata al Governo Federale, per cui il Governo ha dovuto intervenire con la forza. Ne è scoppiato un conflitto a fuoco terribile tra il Governo Centrale e il gruppo ribelle TPLF che ha destabilizzato la zona e costretto più di 50000 rifugiati a scappare nel confinante Sudan.
Sono avvenuti diversi massacri di innocenti proprio nella zona dove vive la famiglia di Habtamu. Quello che lo fa soffrire tanto tuttora è il fatto che fino ad oggi NON ha saputo niente dei propri cari. Sono ancora vivi, sono stati uccisi o sono scappati in Sudan?
Per Habtamu è una cosa terribile essere completamente all’oscuro della sorte della propria famiglia. La zona infatti è stata completamente isolata dai mezzi di comunicazione sociale. Ha chiesto e ricevuto dei soldini extra per poter viaggiare, con grande prudenza, e portarsi nelle vicinanze del suo villaggio dove poter avere notizie. Ma ha fatto sapere che NON è riuscito ad avvicinarsi al suo villaggio perché diversi posti di blocco dei soldati governativi gliel’hanno impedito.

È  tornato ad Addis e ha cominciato a lavorare presso padrone per mettere da parte un po’ di economie da portare a casa e aiutare la mamma che è poverissima, sperando di... trovarla ancora viva.
Don Angelo lo segue personalmente e lo aiuta più che può a ricongiungersi ai suoi. 

Daniel Mesfin

È diventato falegname. La sua vita familiare non è facile, ma vuole farcela e aprire una piccola falegnameria per essere indipendente.

L’unico ragazzo cattolico nel nostro Bosco Children Centre per ragazzi di strada: buon segno in un certo senso perché vuol dire che i cattolici si prendono miglior cura dei propri figli che non scappano sulla strada.
Daniel, ha lavorato nel laboratorio di produzione di ostie per un anno, durante il quale ha terminato il corso di falegnameria con successo ed è stato reintegrato nella sua famiglia presso la mamma. Dopo una settimana però ha pensato bene di prendere una stanza in affitto nel suo villaggio, Endebir, e vivere per conto proprio, perché non si trovava bene con il patrigno che l’ha sempre trattato male.
Il suo sogno è di poter mettere in piedi una piccola falegnameria ed essere indipendente.
Don Angelo lo appoggia e lo sostiene qualora Daniel avesse bisogno di un piccolo prestito per comperare qualche macchinario, a patto però che poi restituisca i soldi non appena riuscirà a  lavorare e a guadagnare. Questa promessa di aiuto e vicinanza lo confortano tanto e lo fanno felice.

Il messaggio alla Fondazione di Don Angelo Regazzo, in data 15 dicembre 2020

Carissimi Arnoldo e voi tutti, Amici del Progetto IL SENSO DEL PANE, come potete vedere Cristo Crocefisso continua a soffrire la Sua Passione in tanti ragazzi di strada. E’ bello sentirsi “scelti da Lui” per aiutare questi ragazzi a crescere e a sperimentare quell’ AMORE che noi tutti abbiamo sperimentato da piccoli ma che a loro fu negato.

Con tanto affetto e riconoscenza.

Don Angelo e i suoi Monelli Buoni di Bosco Children.