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Il progetto

Il viaggio del violino di Kounellis

Un segno itinerante per riflettere sul tema della carcerazione. Jannis Kounellis, scomparso il 16 febbraio 2017, su invito del direttore del carcere, Giacinto Siciliano, e di Arnoldo Mosca Mondadori, ha visitato personalmente il laboratorio di Liuteria del Carcere di Milano-Opera.

Ispirato da questo incontro, concepì una delle sue ultime opere, utilizzando proprio uno dei violini costruiti dai detenuti, che ha donato alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, artefice del progetto della Liuteria. Il violino è stato concepito come segno itinerante per riflettere, a livello personale e istituzionale, sul tema della carcerazione e sui diritti delle persone detenute, in Italia e nel mondo. L’opera è nata a sei mani, insieme ad uno scritto del poeta Daniele Pieroni e alla musica “Il violino di Kounellis” scritta dal musicista e compositore Carlo Crivelli.

Qui sotto puoi ascoltare il brano.

Dove

Il violino di Kounellis a Milano

Lunedì 27 novembre 2017
Sala Binario – Frigoriferi Milanesi

Durante l’incontro, arricchito dalle testimonianze di Carlo Crivelli, Damiano Kounellis, Arnoldo Mosca Mondadori, Daniele Pieroni, Mario Pieroni e Giacinto Siciliano, è stato presentato il volume che raccoglie l’intero progetto. La pubblicazione, Di Paolo Edizioni, contiene il manifesto dell’opera di Kounellis, la partitura di Crivelli dedicata all’artista e uno scritto del poeta Daniele Pieroni. Il libro sarà distribuito nelle carceri in Italia e nel mondo, nonché in scuole e centri culturali.

L’evento si è concluso con l’esecuzione in prima mondiale del brano del Maestro Carlo Crivelli: Il Violino di Kounellis, per 4 violini e orchestra d’archi del Conservatorio Bruno Maderna di Cesena.

Il violino di Kounellis a Stockholm

11/10/2018
Auditorium Nervi, Istituto Italiano di Cultura “C.M. Lerici”

Il violino di Jannis Kounellis, opera donata dall’artista alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, nasce con una missione: girare il mondo. Mostrarsi come latore di un messaggio profondo e soprattutto veicolo di un messaggio di libertà, della possibilità che trova la sua strada e la sua forma da una iniziale condizione di impossibilità. Nel chiuso di un carcere, (il violino è stato realizzato nella scuola di liuteria del carcere di Opera) la musica può rappresentare una espressione di libertà.

Questo il senso del viaggio a Stoccolma, dove il violino, accompagnato dalla musica che Carlo Crivelli ha composto per Kounellis, viene presentato in un luogo, l’Istituto Italiano di Cultura, che è esso stesso rappresentazione della creatività libera di un maestro dell’architettura e del design: Gio Ponti. Un luogo dove la cultura è stata illuminata dalla sensibilità di un ingegnere umanista, Maurilio Lerici, che ha voluto questo edificio come simbolo di una civiltà dell’abitare che pone al centro l’idea della cultura come luogo di scambio e di confronto. L’evento avrà luogo nell’auditorium realizzato in collaborazione con Pier Luigi Nervi. Uno spazio in cui arte e scienza del costruire si incontrano in un connubio straordinario in cui eleganza, fantasia e accuratezza tecnica producono un esito architettonico di altissima qualità.

La città stessa è di per sé luogo del riconoscimento delle eccellenze della ricerca che ha bisogno di libertà per potersi esprimere e realizzare. Il premio, voluto da Alfred Nobel, venne istituito proprio come stimolo per una indagine senza barriere e pregiudizi di sorta e venne destinato a “coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità. È mio espresso desiderio che all’atto della assegnazione dei premi non si tenga nessun conto della nazionalità dei candidati, che a essere premiato sia il migliore, sia questi scandinavo o meno” (Alfred Nobel).

In un luogo che è simbolo dell’apertura verso l’innovazione e verso il futuro, il violino di Jannis Kounellis, chiuso nella sua cassa di ferro, claustrofobica come una cella carceraria, è il simbolo delle prigionie ma anche delle libertà che da esse possono nascere. Gli scritti di Daniele Pieroni, nel catalogo di accompagnamento, sostengono anch’essi il senso di questa capacità di cogliere una luce anche nel silenzio grave e profondo della propria pena.